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RICORDO DI REMO SALA


Remo Sala, un amico e un compagno carissimo, non c'è più. Come era nel suo stile e nel suo carattere schivo ha deciso di andarsene in punta di piedi. Non ha voluto funerali, discorsi e bandiere. Pur essendo stato uno dei dirigenti più rappresentativi e autorevoli del movimento partigiano e del sindacato biellese, non ha mai avuto la smania di apparire. Anzi! E' stato in prima linea per lunghi anni, ma non ha mai amato il clamore della ribalta. Era stato un partigiano, un dirigente sindacale tra i più autorevoli, aveva ricoperto incarichi pubblici importanti, conquistando l'apprezzamento e la stima di coloro che avevano avuto la possibilità di conoscerlo e di lavorare con lui, ma non pensava che questo gli conferisse una autorità particolare.Ho conosciuto Remo Sala quando avevo i pantaloncini corti. Lui era già un personaggio a cui i giovani come me ( io allora avevo poco più di 17 anni) guardavano con l'ammirazione e la riconoscenza dovuta ad un partigiano che aveva rischiato la vita per restituirci la libertà. Lui la vita l'aveva rischiata davvero. Nel 1944 durante la battaglia di Noveis era giunto ad un passo dalla morte.I tedeschi avevano ucciso 7 partigiani dopo averli catturati e torturati. Il tentativo di accerchiare le formazioni partigiane era fallito, ma in quello scontro durissimo il partigiano ''Granchio'' (il nome di battaglia di Remo Sala) venne gravemente ferito alla gamba. I partigiani, che dopo aver respinto il tentativo di accerchiamento dei tedeschi, iniziarono una manovra di ripiegamento, fecero di tutto per portarlo con loro. Non fu possibile a causa dei dolori fortissimi provocatigli dalla rottura del femore. Con lui rimase sino all'ultimo il partigiano ''Aiace'' a cui Remo Sala consegnò l'orologio e un biglietto d'addio da consegnare alla madre.A prestargli i primi soccorsi furono alcuni abitanti di Viera, frazione del Comune di Coggiola, poco distante dal luogo in cui era avvenuta la battaglia. Venne catturato dai fascisti che volevano fucilarlo, ma fu salvato dal comandante tedesco: Remo Sala era un prigioniero di guerra. Andava curato e, una volta guarito, deportato in un campo di concentramento. Non fu così, per fortuna, perché nei giorni successivi Remo Sala venne scambiato con un ufficiale tedesco catturato nel corso di un'azione che le formazioni partigiane avevano organizzato a Grignasco per liberarlo.Dopo la Liberazione si è dedicato '' a tempo pieno'' all'impegno sindacale e politico, diventando uno dei dirigenti più autorevoli e apprezzati della CGIL. Prima come dirigente sindacale in Valsessera, dove lui era nato e aveva guidato le lotte ''dell'estate calda'' del ‘60. Poi come Direttore del Patronato Inca e, infine, come Presidente del Comitato Provinciale Inps. Quello del sindacalista è un mestiere difficile. In quegli anni lo era di più, molto di più e richiedeva una dedizione totale e un grande spirito di sacrificio. Per questo ha fatto bene la CGIL biellese a rendere omaggio all'impegno sociale e civile di questa generazione straordinaria di militanti e dirigenti sindacali, di cui Remo è stato uno degli esponenti più rappresentativi.  Remo Sala, come tutti i sindacalisti di quel periodo, si era formato nel vivo di grande battaglie per la libertà, la giustizia sociale, il lavoro e la costruzione di un sistema di diritti e di tutele. Nessuno più di lui conosceva le norme che regolavano il sistema pensionistico, di cui era diventato uno dei maggiori esperti, acquisendo una competenza che tutti gli riconoscevano e che gli ha fornito gli strumenti normativi e giuridici per dare consigli, suggerire soluzioni, conoscere e risolvere i problemi di migliaia di lavoratori e di pensionati. Come parlamentare mi sono avvalso per 12 anni di queste straordinarie competenze. Remo Sala (e con lui Angelo Togna) mi ha sempre dato i consigli giusti e suggerito le soluzioni possibili tutte le volte che mi veniva posto un problema riguardante un trattamento pensionistico o il riconoscimento di un diritto negato. Ricordo il suo modo calmo, accattivante e lineare di discutere; un modo di discutere che si affidava alla forza del ragionamento. Ricordo il suo grande equilibrio, decisivo nelle discussioni difficili. La sua dolcezza e la sua mitezza, ma anche la garbata determinazione e il rigore con cui difendeva le posizioni in cui credeva. La sua propensione al dialogo e al confronto, la sua curiosità per le novità, il rifiuto a demonizzare le posizioni che non condivideva, la sua grande apertura mentale e il suo spirito critico, ma anche la convinzione con cui ha sostenuto la necessità di dar vita al PDS e ai DS.Per chi come me lo ha conosciuto, gli ha voluto bene, ne ha apprezzato le qualità e ha avuto la fortuna di averlo per amico sarà impossibile abituarsi all'idea che non ci sia più. Biella, 19 maggio 2005 Wilmer Ronzani

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