Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






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Biella, 11 marzo 2018

Verso la Direzione Pd



È giusto seguire con il massimo rispetto il dibattito che si è aperto all'interno del Pd dopo una sconfitta che alcuni dirigenti dem, tra cui Napolitano, Orlando, Minniti e altri, hanno definito storica. Del resto il crollo è stato superiore alla più pessimistica delle previsioni e ha riguardato quelle Regioni e quegli insediamenti sociali che il pci , pds, ds e pd erano sempre riusciti a salvaguardare anche nei momenti di maggiore difficoltà. Non solo, ma la sconfitta del Pdr fa il paio con l'insuccesso delle liste di Emma Bonino e di Insieme, organizzate con l'obbiettivo di trattenere i voti all'interno della coalizione e col risultato insoddisfacente di Liberi e Uguali che voleva mantenere nel perimetro della sinistra i voti " in fuga" dal Pd: due milioni e seicentomila.
Lunedì la riunione della Direzione sarà l'occasione per capire se l'analisi della sconfitta sarà compiuta con rigore e comporterà l'apertura di un nuovo corso. Renzi non mi pare abbia alcuna intenzione di avviare una riflessione che si misuri con le dimensioni di una sconfitta che equivale ad autentico terremoto. Lo dimostrano la Conferenza Stampa convocata dopo le elezioni e il comportamento tenuto dopo le tre sconfitte precedenti: il referendum costituzionale e le due tornate di elezioni amministrative.
La stessa discussione di queste ore è molto politicista. Guai se tutto si risolvesse con la sola sostituzione del Segretario dem e non comportasse contestualmente un cambio radicale di linea politica. Alla base dello smottamento del Pd vi sono due fattori: il vento di destra che soffia negli Stati Uniti e in Europa e le politiche del Pd che hanno ritenuto che il modo per contrastarlo fosse quello di annacquare l'identità e le politiche di destra.
Per questo il rilancio, non facile per nulla scontato, del pd, della sinistra e di un nuovo centrosinistra può verificarsi solo se si apre una riflessione profonda sulle risposte nuove che occorre dare ai problemi posti dalla globalizzazione e dall'aumento delle diseguaglianze. Insomma non serve solo una nuova leadership ma anche un nuovo pensiero, insieme alla riorganizzazione dell'intero campo centrosinistra e l'apertura di una nuova fase in Italia e in Europa.
Non è una impresa facile anche perché il quadro è reso più problematico dal fatto che nessuno dei due vincitori di queste ultime e nelle condizioni di formare un governo e assai difficilmente il Capo dello Stato deciderà di sciogliere le Camere prima di aver tentato di riformare il Rosatellum e aver reso possibile l'adozione di alcuni provvedimenti sul terreno economico. Per cui la stessa posizione del Pd " governino i vincitori" rischia di non poter reggere di fronte all'incalzare degli eventi e alla strategia di Mattarella. Consentirebbe di evitare una discussione divisiva e lacerante e potrebbe, ma il Pd potrebbe essere costretto a misurarsi con il problema di come garantire nelle condizioni date la nascita di un esecutivo di scopo con pochi e limitati obbiettivi.

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