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Biella 6 aprile 2018

Renzi come prima e piu di prima



Le elezioni si possono vincere o perdere. L'importante è che quando si perdono si abbia l'umiltà di domandarsi il perché, operando le necessarie correzioni.
È una regola fondamentale che il Pd guidato da Renzi per molto tempo ha rimosso.
L' ha rimossa dopo la sconfitta referendaria, l'ha rimossa dopo le due sconfitte subite alle amministrative, l'ha vorrebbe rimuovere anche dopo la sconfitta pesante subita il 4 marzo.
Renzi si è dimesso ma continua a muoversi come se avesse ancora in mano lui lo scettro del comando.
Non è normale che dopo la consultazione avvenuta al Quirinale i due capigruppo si riuniscano con Renzi, ma non col Segretario reggente e al di fuori degli organismi, per definire la strategia. Io credo che quando Orlando denuncia questo metodo e critica il tentativo di Renzi di tenere in ostaggio il Pd abbia ragioni da vendere anche se io penso che si tratti di una conseguenza inevitabile del Renzismo per troppo tempo sottovalutata dalla stessa minoranza interna.
Temo che Renzi non abbia la minima intenzione di passare la mano e che una certa composizione delle liste gli consenta di condizionare le scelte di Martina condannando il Pd alla irrilevanza come la fase del post voto sta dimostrando.
Per questo si cerca di spostare nel tempo la riflessione sul voto e sulle ragioni della sconfitta. Semplicemente perché Renzi non ritiene di esserne il responsabilità e che le cause del tracollo elettorale non dipendano dalla sua arroganza e della sua politica. Ancora una volta la parola d'ordine è " rimuovere". Sono convinto che alla prossima Assemblea Nazionale Renzi vorrà dimostrare di essere ancora lui la persona in grado di determinate le scelte del Pd.
Ora come allora, coloro che vorrebbero poter discutere di leadership, della linea politica e delle degenerazioni che stanno investendo il partito e che hanno anch'esse contribuito alla sconfitta elettorale, saranno accusati delle peggiori nefandezze.
È un film già visto che si ripete, mentre a livello locale la lotta politica, anziché essere chiara e trasparente, si riduce ad uno scontro di potere che ha per oggetto il ridisegno dei rapporti di forza interni e le prossime scadenze elettorali.
Con una differenza però rispetto al passato recente rappresentata dal fatto che dopo il 4 marzo non esistono più prove d'appello: o si ha il coraggio di cambiare registro, di cambiare leadership e politiche, di elaborare un nuovo pensiero e di sottoporre a critica le scelte compiute nel recente passato, senza il timore di essere criticati per averle condivise, o il declino sarà inevitabile.

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