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Biella, 13 aprile 2018

La vicenda delle pluricandidature



600 donne del Pd hanno firmato un documento molto severo e critico verso il modo con cui il Pd e Renzi hanno formato le liste che si è tradotto in un forte ridimensionamento del numero delle elette in Parlamento. Lo strumento delle pluricanridature e cioè servito per favorire la elezione di parlamentari uomini. Come é noto il Rosatellum prevede che la stessa persona possa essere candidata più volte come capolista nel collegi plurinominali nei quali vengono eletti il 61% dei deputati e dei senatori col sistema proporzionale.
La legge elettorale inoltre prevede l'alternanza di genere e ciò che nella composizione delle liste donne e uomini debbano alternarsi. È chiaro che se un pluricandidato viene eletto in più collegi uninominali dovrà optare per uno solo di essi; nei restanti collegi uninominali risulterà risultera eletto il secondo nella lista, per cui se la capolista era una donna l'eletto sarà per forza un uomo. Questo è il meccanismo è stato utilizzato e che le donne del Pd contestano, accusando i vertici del partito di aver penalizzato la presenza delle donne pd in Parlamento.
È una critica giusta, così come giuste alcune altre critiche che sono state rivolte alla politica, alle scelte e alla gestione di Renzi.
Giuste, ma tardive e, forse, anche un po' strumentali.
Non mi risulta che in passato siano state avanzate obiezioni né al Rosatellum, né alla decisione di pluricandidare molte donne, pur essendo chiaro che gli effetti sarebbero stati questi e che il documento contesta.
Se questo fosse avvenuto ( e non solo sulla questione riguardante la legge elettorale o sulle pluricandidature), anziché sostenere acriticamente le scelte di Renzi, l'esito elettorale avrebbero forse potuto essere diverso.

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