Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






Biella,11 maggio 2014

C'è poco da brindare...



Vedremo se un governo Salvini-Di Maio nascerà e, se si, con quale programma di compromesso, con quali Ministri e, soprattutto, quale Presidente del Consiglio.
Sono curioso di capire in che modo le promesse elettorali di entrambi si tradurranno in un programma di governo, fatto di misure concrete e delle relative coperture finanziarie. Esistono l'art. 81 della Costituzione e la Ragioneria generale dello Stato, due vincoli da cui è impossibile prescindere. La prima copertura che dovrà essere trovata è quella necessaria per evitare l'aumento dell'Iva che vale 12 mld. Infine esistono i poteri del Capo dello Stato al quale spetterà di nominare i Ministri del nuovo esecutivo, su proposta del Presidente del Consiglio incaricato. Ieri a Firenze è stato chiaro: l'Europa e la nostra casa e nessuno potrà prescindere dai vincoli che ad essa ci legano.
Io non credo che la questione di tradurre in misure concrete alcune promesse elettorali ( flac tal, reddito di cittadinanza, Fornero) possa essere elusa, pena una rottura del rapporto che il 4 marzo molti elettori hanno votato per il Partito di Salvini e di Di Maio.
Quindi c'è poco fa festeggiare. Primo perché al governo del Paese si insediera' un esecutivo composto dalla Lega e dal M5S. In secondo luogo perché con troppa leggerezza viene dato per scontato un suo fallimento, ritenendo che tutto ciò si tradurrà in un consenso a sinistra. Ma questo non si verificherà se prima non si avrà il coraggio di capire per responsabilità di chi il 4 marzo hanno vinto il centrodestra e Di Maio e se le correzioni di rotta e il cambio di leadership non saranno radicali. Nessuno si illuda, perché l'attuale sbocco politico è la conseguenza di 4 anni di errori e di politiche sbagliate che ci si é ostinati a riproporre nonostante i ripetuti rovesci elettorali.
Invece ci sarebbe da riflettere criticamente sulla strategia adottata in questi due mesi che può essere riassunta nella decisione di tirarsi fuori sia rispetto alla elezioni dei vertici dei due rami del Parlamento, sia dalla formazione del nuovo governo; un disimpegno che ha facilitato l'intesa Lega-5Stelle nonostante in campagna elettorale fosse stata presentata come la peggiore e la più sciagurata tra le ipotesi possibili.
Non era questo l'orientamento di un pezzo del Pd che non aveva affatto escluso la possibilità di ricercare un dialogo con i 5 Stelle, ma ad un tale progetto si è opposto l'ex Segretario pd, Matteo Renzi facendolo naufragare e costringendo Mattarella ad intervenire per porre fine ad una situazione che pareva non avere alcuna via di uscita con l'annuncio che in assenza di un governo politico avrebbe proposto un esecutivo di garanzia.
È in questo contesto che è maturata l'ipotesi di un accordo tra Salvini e Di Maio. In questa situazione il compito di una classe dirigente che abbia consapevolezza di ciò che sta succedendo non è quello di brindare, ma di rimettersi in sintonia con i propri elettori attraverso una riorganizzazione del campo del centro sinistra e la indicazione di politiche e leadership che rappresentino una discontinuità rispetto al recente passato. Nessuno si illuda: non sarà una impresa facile perché la rottura il nostro elettorato è stata profonda.

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