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Biella, 12 maggio 2018

Tra il dire e il fare...... c'è di mezzo il mare.


Berlusconi confida sul fallimento della trattativa tra Salvini e Di Maio. Se invece la navicella del nuovo governo salpera' non farà sconti.
È convinto che la nuova alleanza non reggerà e che di fronte all'esito fallimentare di una tale esperienza i voti che ha perso a favore di Salvini " torneranno a casa".
La navigazione per formare il nuovo esecutivo procede a vista, sotto lo sguardo vigile del Presidente della Repubblica che si è dimostrato flessibile, ma coriaceo nel difendere i principi costituzionali e l'ancoraggio dell'Italia all'Europa.
Col passare del tempo le promesse fatte in campagna elettorale si rivelano difficilmente compatibili con la situazione dei conti.
La flac tac non potra' infrangere il principio di progressività stabilito dall'art. 53 della Carta. L'idea è che con una forte riduzione delle tasse, coloro che le hanno finora evase si convinceranno a pagarle, mentre l'aumento dei consumi che tutto ciò dovrebbe determinare compensera' le minori entrate. Un azzardo economico e, insieme, una forte iniquità. Lo Stato prende ai poveri per dare ai ricchi.
Se sommiamo il costo di queste promesse arriviamo ad una somma da capogiro: 28 mld per il reddito di cittadinanza, 50/60 mld di minori entrate a seguito della flac tac, 12 mld per evitare l'aumento dell'Iva e 130 mld di in cinque anni per la Fornero.
Penso che sia molto complicato trovare la quadratura del cerchio in un contesto economico caratterizzato da un aumento del prezzo del petrolio e dal rischio molto concreto che a settembre la Bce cessi di comperare i titoli del debito pubblico italiano: 30 mld al mese che bisognerà collocare sul mercato.

Disattenderle significa pero' doverne spiegare le ragioni a quei milioni di elettori che hanno votato Lega e M5S proprio per questo.
Di piu: la Lega è interessata alla riduzione delle tasse che ha promesso alle forze produttive del Nord. Il M5S è invece interessato ha trasformare in legge il reddito cittadinanza per rispondere alle situazione di povertà, concentrate, non solo ovviamente, ma principalmente al Sud.
Le due misure costano circa 90 mld che vanno trovati senza ignorare l'art. 81 della Costituzione però; soprattutto ne deve essere dimostrata la sostenibilità se non si vuole esporre il nostro Paese ad una massiccia speculazione da parte dei mercati.
Sempre che sia risolto il nodo del Presidente del Consiglio e della lista dei Dicasteri chiavi: Economia, Esteri, Difesa e Interno. La questioni del programma non può essere disgiunta dalla composizione del nuovo Gabinetto e proprio per questo non ha senso ridurla banalmente ad una questione di poltrone,come fanno alcuni gruppi di opposizione, affidandosi ad un armamentario propagandistico d'altri tempi. Chi dirigerà il Ministero dell'Economia? Credo che assai difficilmente possa essere persona non gradita al Capo dello Stato e priva di un minimo di credibilità internazionale. Non sarebbe una novità anche perche' i Ministri li nomina il Capo dello Stato su proposta del Presidente del Consiglio. Scalfaro, oer esempio, si oppose alla nomina del forzista Previdi a Ministro della Giustizia; Napolitano " suggeri " a Renzi di nominare Pier Carlo Padoan Ministro dell'economia. Questo stabilisce la Costituzione, per fortuna.

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