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Biella, 17 maggio 2018

Un governo di destra


L'accordo sul programma c'è. Si tratta di un lungo elenco di promesse, molte delle quali irrealizzabili perché prive di copertura finanziaria e che si vorrebbero finanziare in deficit, aprendo un conflitto con Bruxelles.
A gestire il contratto, sottoscritto da Di Maio e Salvini, sarà un governo di destra, il più a destra tra quelli che il nostro Paese abbia avuto.
Sempre che vi sia una intesa sul premier, sulla lista dei Ministri, sulle questioni che sono rimaste in sospeso e che i militanti pentastellati e leghisti lo approvino.
Una farsa, quest'ultima, perché si attribuisce ai clic di alcune migliaia di persone e al pronunciamento nei gazebo il valore di una indicazione generale.
E se l'esito della consultazione fosse diverso da quello auspicato, oppure, se il contratto fosse approvato da una risicata maggioranza dai militanti di uno dei due Partiti? Rimetteranno tutto in discussione?
Vedremo cosa succederà nelle prossime, ma c'è poco da stare allegri. Molte delle misure indicate nel cosidetto Contratto, proprio perché apertamente di destra, come la flat tax o la legittima difesa, saranno votate anche da Forza Italia e dalla Meloni. Non potranno fare diversamente visto che si tratta di provvedimenti che facevamo parte del programma con il quale Lega-Forza Italia-fratelli d'Italia si sono presentati agli elettori.
La sinistra, che non è mai stata così debole, dovrà saper sviluppare una forte opposizione nei confronti di un esecutivo la cui formazione certifica il fallimento delle politiche realizzate in questi anni. Dovevano rappresentare un argine alle destra e al populismo e invece li hanno favoriti.
Per questo è illusorio ritenere che l'eventuale fallimento del governo giallo-verde si tradurrà in una crescita dei consensi a sinistra se non riparte un processo unitario e se non si avrà il coraggio di chiamare per nome e cognome gli errori che sono stati compiuti e di voltare pagina.

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