Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






Biella, 22 ottobre 2018

Il congresso della Cdl


Oggi è iniziato il 10° Congresso della Cdl di Biella che rimane la più forte organizzazione del nostro territorio, a riprova di un radicamento che la crisi economica e sociale non ha compromesso. Per la mia storia personale mi sento molto legato alle organizzazioni che rappresentano il mondo del lavoro. Ai primi Congressi della Filtea e della Camera del Lavoro ho preso parte agli inizi degli anni 70 come operaio. Fu proprio durante lo svolgimento di uno di essi che Fausto Bertinotti, che all'epoca era un membro della segreteria regionale e Adriano Massazza, segretario della Cdl, mi proposero di diventare " un funzionario a tempo pieno"del Sindacato tessile. Optai per l'impegno nel PCI, ma quel legame, pur nell'autonomia dei ruoli e nella dialettica delle posizioni, non è mai venuto meno perché io mi sono sempre sentito parte di questo mondo.
La relazione di Marvi Massazza e ricca di analisi e di proposte; è la relazione di un sindacato che non si limita a difendere le ragioni di chi rappresenta, ma che sfida la politica, le imprese e le istituzioni a misurarsi con le grandi questioni del lavoro, dei diritti ( spesso negati o messi in discussione), della lotta alle disuguaglianze, dello sviluppo e di una forte riqualificazione dei servizi. Quello che emerge dalla relazione della Segretaria della Camera del lavoro, Marvi Massazza, é un Sindacato che guarda al futuro e che ha una propria "idea di Paese" e sullo sviluppo del nostro territorio; geloso della propria autonomia culturale, non subalterno al governo, alle imprese e ai partiti, ma consapevole che la crisi del Paese richieda la capacità di guardare prima di tutto all'interesse generale e uno sforzo di coesione.
In questi anni la politica e i governi di sinistra hanno ritenuto di poter fare a meno del confronto con i Corpi Intermedi e con un soggetto come la Cgil che, anzi, è stata marginalizzata e umiliata con politiche che hanno colpito il mondo del lavoro; fatto questo che spiega le sconfitte e le vicende politiche di questi anni. Dopo quello che è successo a sinistra nessuno si illuda di poter contare su rendite di posizione; d'ora in poi si sarà giudicati dalle politiche che si metteranno in campo e dalla loro capacità di parlare al mondo del lavoro.
Ebbene io continuo a ritenere che non abbiano alcuna possibilità di crescita un Paese e una sinistra che non sappiano restituire dignità al lavoro e rimettersi in sintonia con questo mondo e con chi lo rappresenta, ma questo impone un radicale cambiamento di rotta di quelle politiche che hanno tolto diritti e umiliato quel mondo del lavoro che una sinistra moderna dovrebbe rappresentare.

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