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Biella, 7 dicembre 2018

Serve una nuova politica per l'immigrazione


L'italia avrebbe bisogno di dotarsi di una politica della immigrazione che guardi al futuro.
Quello che invece sta avvenendo con la nuova legge sulla sicurezza va esattamente nella direzione opposta perche' produrrà più insicurezza, un aumento degli immigrati irregolari e l'abbandono di ogni politica di integrazione.
Lo denunciano i Sindaci a cui bisognerebbe dare ascolto.
È un politica miope quella di chi soffia sul fuoco anziché spegnerlo, nel tentativo di trarre dalla percezione di un clima di paura il massimo di vantaggi elettorali. Alla fine però a rimetterci sarà l'Italia.
L'immigrazione è un fenomeno che va governato non demonizzato.
Nei prossimi 20 anni per mantenere la stessa popolazione in età lavorativa l'Italia ha bisogno di 325 mila nuovi lavoratori all'anno.Stiamo diventando un Paese di "vecchi" mentre già oggi i 10 Stati con una età media intorno ai 20 anni sono tutti Africani.
Gli stranieri presenti in Italia versano ogni anno 8 miliardi di euro di contributi sociali all'Inps e in cambio ottengono prestazioni previdenziali per 3 mld.
Questi due dati dovrebbero spingere i governi a pianificare con serietà le politiche di immigrazione e a non trasformare in un argomento di contesa politica. Una classe dirigente seria dovrebbe fare questo. Non è una impresa facile, perché come ha scritto il prof. Allevi che studia questi problemi da 30 anni i processi di integrazione " sono come un matrimonio che funziona se entrambe i coniugi lo vogliono." L'opinione pubblica andrebbe tranquillizzata non già inondandola con proclami o provvedimenti tanto roboanti quanto inefficaci, ma governando l'accoglienza e accompandola a politiche di integrazione. Il contrario del depotenziamento degli Sprar ,un modello di integrazione che funzionava.
La svolta da compiere rispetto alle politiche attuali è radicale.
Occorre riaprire i canali di immigrazione regolari in accordo con i Paesi di origine. È questo il modo più efficace per contrastare quella irregolare se non vogliamo che non potendo venire attraverso i canali ufficiali regolamentati, arrivino attraverso i barconi costringendo molti di loro a morire in fondo al mare.
Questo ci consentirebbe di selezionare gli ingressi in base alle esigenze del mercato del lavoro, di dare un colpo alle mafie e alle organizzazioni criminali che speculano sulla pelle di queste persone, di impedire che siano impiegati e sfruttati con il lavoro nero e di poter negoziare con i Paesi di provenienza il rimpatrio di quelli che sono venuti nel nostro Paese irregolarmente.
In secondo luogo, come ha sottolineato Bersani, in un bellissimo intervento svolto alla Camera durante la discussione sul decreto "in-sicurezza" , prima di attivare nuovi flussi bisognerebbe regolarizzare gli irregolari già presenti sul nostro territorio. Quelli rimasti in Italia non sono di più di 2/ 300 mila. Visto che, nonostante i proclami, non saranno rimpatriati, che senso ha spingerli verso l'illegalità e nella braccia di chi vuole sfruttarli?
Infine va affermato il principio secondo il quale un bambino nato in Italia da genitori stranieri è un italiano; esattamente come i nostri figli o i nostri nipoti.
Vanno a scuola con loro, giocano con loro, si innamoreranno tra di loro, molto probabilmente costruiranno una famiglia e in futuro lavoreranno insieme. Negare questa realtà, opporsi ad una legge di civiltà che fotografi questa realtà e gli dia una cornice giuridica e' un non senso, la prova provata di quella miopia di cui parlavo all'inizio che, oltre a negare il riconoscimento di un diritto, nuoce al nostro Paese.

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