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Biella, 2 gennaio 2019

Il ritorno di Diba



Al di là di un certo ottimismo di circostanza e della retorica sul fatto che il 2019 sara' l'anno del cambiamento ( il cambiamento non é un valore in sé perché si può cambiare anche in peggio), all'interno del M5S è scattato l'allarme rosso. Da qui " il ritorno di Diba " che con il suo protagonismo dovrebbe ridurre " il gap " elettorale tra M5S e Lega e rimotivare gli elettori delusi del Movimento.
I sondaggi sono impietosi: l'alleanza giallo-verde sta premiando Salvini e penalizzando Di Maio. La Lega dal 17% dei voti é passata a più del 30%. Il M5S ha fatto il contrario: ne ha persi e continua a perderne perché l'alleanza appare a egemonia leghista ed ha un segno di destra.
Alla base della decisione di dar vita all'attuale governo vi fu da parte degli attuali Vicepremier un calcolo preciso: per Di Maio si trattava di capitalizzare il risultato ottenuto alle politiche del 4 marzo, nella convinzione che i rapporti di forza all'interno della nuova e inedita maggioranza lo avrebbero favorito.
Per Salvini, invece, l'obbiettivo era quello di far crescere la Lega per affermare la propria leadership all'interno del centro destra, inserendo nella agenda del nuovo governo una serie di priorità, dall'immigrazione alla sicurezza, passando per le tasse e per quota 100.
Il rapporto tra i due partiti sarebbe stato di collaborazione/competizione. I risultati sono stati quelli che ho ricordato all'inizio di questa nota.
Entrambi guardano alle prossime elezioni europee come ad un passaggio cruciale, il cui esito segnerà lo stesso destino del governo. È del tutto evidente infatti che un successo di Salvini, che tutti i sondaggisti danno per scontato, renderebbe ancora più subalterno il partito di Di Maio e problematica la coabitazione al governo. L'unico a trarne beneficio sarà Salvini il quale sarà nella condizione di poter decidere se tenere in piedi l'alleanza ( che sarà sempre di più a guida leghista, anche nella composizione dell'esecutivo) oppure dichiarare conclusa l'attuale esperienza di governo e resuscitare la vecchia alleanza di centro destra con Forza Italia e la Meloni nel ruolo di comprimari.
Credo che si tratti di uno sbocco largamente scontato e che non basterà il maggior dinamismo di Di Battista a correggere questa " traiettoria". Le difficoltà del M5S non dipendono da un problema di comunicazione ma dall"abilità con cui l'alleato leghista ha imposto la " propria" agenda di governo, costringendo Di Maio a compiere innumerevoli dietrofront che non sono ancora terminati, e dal clima che si respira nel Paese anche per la difficoltà a mettere in campo un credibile progetto alternativo.
Per questo pensare di risalire la china affidando a Di Battista l'incarico di aumentare il livello della polemica nei confronti dell'alleato è illusorio.


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