Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






Biella, 4 marzo 2019

Sempre sulle primarie


Il voto di domenica e il successo di Zingaretti hanno espresso un segnale inequivocabile.
Il governatore del Lazio ha vinto con una maggioranza amplissima che gli hanno conferito 1 milione e 700 mila cittadini e che lo libera dal rischio di subire condizionamenti. Per coglierne fino in fondo il significato e la portata( ma anche le nuove responsabilitàche esso comporta non solo per Pd) occorre tener conto dell'allarme, sempre più diffuso, nei confronti di una destra con forti venature illiberali che sta portando il Paese su un crinale sempre più pericoloso.
In queste Primarie si confrontavano tre posizioni politiche. Zingaretti proponeva di voltare pagina e una netta discontinuità rispetto alle politiche realizzate in questi ultimi anni. Egli muoveva e muove dalla convinzione che per arginare e battere la destra e organizzare la " rimonta" occorra aprire una fase completamente nuova e fare i conti con le ragioni della sconfitta subita il 4 marzo.
Martina ha cercato di tenere insieme tutto: il passato, che come Vicesegretario aveva contribuito a costruire, e un futuro che è apparso poco credibile proprio perché pesantemente condizionato dalla rinuncia a fare i conti con gli errori del passato.
Giachetti ha difeso l'attualità delle ragioni del renzismo contrapponendosi radicalmente a coloro, in primis il nuovo Segretario Zingaretti, che ritenengono sia indispensabile " superare quella stagione".
La risposta della maggioranza di coloro che hanno partecipato alle Primarie non lascia dubbi: un rilancio della sinistra e del Pd passano attraverso l'apertura di una nuova fase e l' avvio di una politica che allarghi il perimetro del centrosinistra contro la pretesa di chi avrebbe voluto rialzare steccati e pregiudiziali non vedendo ( o fingendo di non vedere) che la sinistra può tornare a vincere solo se riavvia un percorso unitario e al tempo stesso costruisce un campo più ampio in grado di indicare una alternativa alla destra e ai populismo.
Non a caso Zingaretti, nel discorso pronunciato dopo la vittoria, ha molto insistito su due parole d'ordine: l'unità e il cambiamento. L'unità come strumento per rafforzare la credibilità del suo partito e costruire un sistema di alleanze, sociali e politiche che sono essenziali per contendere alla destra il governo del Paese. Il cambiamento, rispetto alla politica dell'attuale governo e alle scelte politico-programmatiche compiute in questi anni dallo stesso Partito democratico come condizione per riavvicinarsi al proprio popolo e restituire "un anima" alla sinistra. Dicevano sciocchezze coloro che sostenevano che destra e sinistra sono categorie ormai superate. Il popolo della sinistra esiste. Lo si è visto, prima ancora che alle Primarie, nella straordinaria manifestazione di Milano contro il razzismo. Entrambe ci dicono che un'altra Italia esiste ed è possibile se la sinistra torna a fare la sinistra ed è in grado di proporre un idea dell'Italia diversa e alternativa e di realizzare una politica popolare.

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