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Biella, 21 marzo 2019

M5S esplode la questione morale


L'inchiesta che ha portato all'arresto del Presidente del Consiglio Comunale di Roma con l'accusa di corruzione e' qualcosa che va molto al di là dell'episodio in sé. Perché dimostra come non basti farsi paladini della onestà per essere persone perbene e che mentre,da un parte, ci si presentava sotto le bandiere della lotta senza tregua ai corrotti, dall'altra, si chiedevano, si accettavano e si ricevevano tangenti. In queste ore quasi tutte le TV hanno mandato in onda le dichiarazioni che il consigliere 5 Stelle De Vito fece contro la casta e i corrotti, diventate il "leitmotiv"di tutto il Movimento. Non vi era manifestazione che non si concludesse al grido di " onestà, onestà, onestà ". Per questo l'arresto con l' accusa di corruzione di uno degli esponenti più rappresentativi del M5S, è destinato a produrre una deflagrazione. Non poteva esservi accusa peggiore per un partito che ha continuato a rivendicare " la propria diversità " rispetto agli altri partiti presentati come vere e proprie Associazioni a delinquere. Non poteva esservi accusa peggiore per un partito che, una volta conquistata la guida della Capitale, ha continuato a lanciare accuse pesanti contro i partiti, accusandoli di essere stati a libro paga di quei costruttori con cui De Vito avrebbe intrattenuto rapporti opachi e ricevuto denaro in cambio di favori.
Il Capo del M5S Luigi Di Maio senza neppure prendere visione delle accuse che vengono rivolte al suo compagno di partito e senza attendere l'esito dei processi ne ha decretato l'espulsione per " direttissina". Lo ha fatto per reagire ad una situazione che è subito apparsa nella sua drammaticità e per tentare di parare il colpo nel momento in cui il M5S al Senato decideva di Salvare dal processo il leader leghista Salvini.
Finora il M5S aveva reagito alle accuse di essere incompetenti e subalterni alla Lega rivendicando e ostentando la propria diversità morale; moralità che con l'arresto di oggi è andata in frantumi.
Del resto il primo a non credere nella onestà di De Vito è stato il suo Partito. Avrebbero potuto sospenderlo dal Partito in attesa che si concludesse l'iter giudiziario. Avrebbero potuto sottolineare come in uno Stato di diritto valga il principio di presunzione di innocenza fino a quando una sentenza non passa in giudicato, ma non hanno fatto niente di tutto questo anche perché hanno dimostrato di non avere molta dimestichezza con i principi dello Stato di diritto e con il garantismo.
Oggi le accuse lanciate con tanta veemenza contro gli altri, le manette ostentare nei giorni scorsi e le dichiarazioni roboanti sull' impegno ad aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, si ritorcono contro di loro e rischiano di avere effetti devastanti.


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