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Biella, 7 giugno 2019

È ancora attuale il progetto del PD?


È certamente apprezzabile lo sforzo di Zingaretti per rinnovare il PD e tenerlo unito, ma io sono sempre più convinto che il progetto del Pd sia ormai giunto al capolinea.
Il tentativo generoso di tenere in un solo partito i ds, la Margherita e alcuni esponenti del mondo liberaldemocratico è obbiettivamente fallito.
Occorre interrogarsi sulle ragioni che sono alla base di un tale fallimento che sono molteplici. Una si esse riguarda il modo attraverso la quale si è giunti alla loro fusione e alla costruzione del PD. Mentre i ds vi arrivarono attraverso una discussione vera e per certi aspetti divisiva, la Margherita aderì per intero al Partito Democratico nonostante al proprio interno esistessero posizioni molti diverse, alcune delle quali c'entravano poco o nulla con la cultura politica del nuovo partito.
Oggi il PD che nelle intenzioni avrebbe dovuto non solo fondere i vari riformismi, quelli socialisti, quello cattolico e quello liberaldemocratico, è un partito del 22%.
In esso oggi convivono forze centriste,
(che da Renzi in poi sono diventate egemoni e ne hanno modificato l'identità) e forze che si richiamano ai valori di una sinistra democratica e riformista. Renzi ne ha accentuato i caratteri centristi e liberaldemocratici, Calenda anche; del resto perché stupirsi: hanno una storia diversa. Zingaretti ha invece in testa l'idea di partito con forti lineamenti di sinistra che si ricolloca in quel campo.
Le due visioni non possono continuare a convivere nello stesso partito. Non solo, ma io trovo singolare che vi sia chi di fronte alla sconfitta elettorale subita dal Pd e alla rottura che si è verificata con il proprio elettorato tradizionale che si è sentito tradito vi sia chi ripropone la riedizione di un partito che sappia guardare al centro.
Il PD invece deve uscire da questa ambiguità e affermare la propria identità di forza di sinistra capace di fare i conti con la necessità di definire un nuovo pensiero critico e rimettersi in sintonia con i propri mondi di riferimento.
Occorre prendere atto che strategie e identità, profili programmatici e riferimenti sociali così diversi non possono convivere nello stesso partito, indebolendo entrambi e non consentendo agli uni e agli altri di parlare con la chiarezza necessaria ai propri elettori di riferimento.
Io non so se nelle condizioni date esistano le condizioni per costruire una robusta forza di centro che si collochi nell'ambito del centrosinistra.
Mentre invece sono convinto dell'urgenza di RI-costruire una grande forza della sinistra riformista, sciogliendo i nodi politico, programmatici e organizzativi che questo comporta e avviando un processo di riunificazione. E del tutto evidente che una forza di sinistra e un partito di centro potranno collaborare nell'interesse del Paese e condividere responsabilità di governo, muovendo ciascuno dalla propria piattaforma programmatica e ricercando alla luce del sole i necessari compromessi

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