Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






Biella, 19 giugno 2020

Ciao Franco


Con la morte di Franco Nosengo ho perso un amico e un compagno carissimo con cui ho condiviso non solo una lungo tratto di impegno politico nel partito e nelle istituzioni, ma anche una parte della mia vita privata. In questi ultimi, oltre che con lui, con Lucilla, che io ho unito in matrimonio. Il mio rapporto con Lui è stato quindi non solo politico ma personale e umano.
Il primo contatto di Franco Nosengo con il Biellese avviene durante la Guerra di Liberazione a cui partecipa con il nome di battaglia di "Cino". Sandro Pertini ci ha ricordato come dietro a ogni articolo della nostra Costituzione vi fossero centinaia di giovani che decisero di combattere il fascismo. Franco Nosengo è stato uno di questi. E" attraverso la sua partecipazione alla Resistenza nelle formazioni partigiane biellesi che egli, proveniente da Bergamo e figlio di un anarchico, costruisce un legame politico, umano e sentimentale con donne e uomini con cui avrebbe negli anni successivi condiviso una lunga esperienza politica all'interno del gruppo dirigente del pci biellese. In quegli anni egli è un giovane architetto che sceglie di occuparsi dei problemi del governo del territorio diventando in seguito un autorevole e stimato urbanista. Le nostre vite si sono incrociate all'inizio degli anni 70. Lui era gia' l'arch. Franco Nosengo, tra i dirigenti più autorevoli del pci e un affermato professionista; io, un giovane di origini operaie, da poco diventato funzionario della federazione comunista biellese.
Per molti anni Nosengo e' stato uno dei pochi " intellettuali " a far parte dei vertici del pci biellese, un partito caratterizzato principalmente da una presenza di operai. È a partire da metà degli anni 70 che il partito biellese si arricchisce della presenza di donne e uomini che provenivano dal mondo della scuola, della cultura, delle libere professioni e della imprenditoria. Sono gli anni in cui il pci ottiene risultati elettorali importanti sia nelle elezioni amministrative del 75 che nelle politiche del 76. Sono gli anni del compromesso storico e della terza via di Enrico Berlinguer. Nosengo partecipa a questa fase della vita politica biellese e regionale da protagonista. In Regione viene presentata, discussa e approvata la prima legge urbanistica, conosciuta come legge Astengo, e vengono istituti i Comprensori, intesi come nuovi soggetti istituzionali attraverso i quali realizzare una politica di programmazione socio-economica e territoriale. In Parlamento, in seguito all'avvio della esperienza della solidarietà nazionale, vengono approvati il piano decennale sulla casa e la legge sull'equo canone. Nosengo prende parte a quelle discussioni facendo valere sia la sua indiscussa e riconosciuta competenza che la sua autorevolezza politica. Ricordo quando Nuova Societa, rivista culturale del pci piemontese, su sollecitazione di Adalberto Minucci, all'epoca segretario del pci piemontese, pubblicò la sua relazione ad un convegno sui temi della programmazione svoltosi a Vigliano. Nelle elezioni amministrative del giugno 1980 Franco Nosengo viene eletto consigliere comunale di Biella. All'interno del gruppo consigliare del pci, ricco di giovani e di competenze, si occuperà della politica urbanistica.Allora si usava cosi: promuovere il rinnovamento del gruppo consigliare, che nelle elezioni del 1975 era stato radicale e, al tempo stesso, garantirsi la presenza di una serie di competenze che si ritenevano essenziali sia che si trattasse di governare, sia per poter svolgere una efficace opposizione. In quegli anni quando in Consiglio Comunale, si affrontavano i temi della politica urbanistica e del piano regolatore si confrontavano e " duellavano' personalità come Nosengo (pci), Varnero (dc) e Stefano Porta ( pli); nessuno concedeva niente a nessuno, il confronto tra di loro era a un livello altissimo, ma sempre improntato al massimo rispetto e a una grande lealtà. Più di una volta è successo che terminato il Consiglio Comunale io e Franco facessimo le ore piccole continuando la discussione attorno un buon bicchiere di vino.
Di Franco mi hanno sempre colpito lo spessore culturale, la vastità delle sue conoscenze, il suo amore per l'arte, la curiosità intellettuale verso tutto ciò che di nuovo si manifestava nella società e, in particolare, nell'universo dei giovani, la sua pignoleria nel descrivere le situazioni, ma anche il suo modo di porsi " alla pari" nei confronti degli altri senza nessuna forma di supponenza nella consapevolezza che dalle discussioni vi fosse sempre qualcosa da imparare e che anche nelle posizioni che non si condividevano vi fosse un "nucleo di verità".

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