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Biella, 21 luglio 2021

Questa volta non sono d'accordo con Landini


Non sono d'accordo con Landini, segretario generale della cgil, Sindacato al quale mi onoro di essere iscritto.
In una lunga sul giornale La Stampa, accanto ad molte considerazioni che condivido, come la proposta che Sindacato e Confindustria co-determino le scelte sugli investimenti, il segretario della Cgil definisce " una forzatura " la presa di posizione di Bonomi, leader dall'Associazione che rappresenta gli imprenditori, di imporre l'obbligo del Green pass per i lavoratori.
Io invece credo che questa e altre scelte rappresentino uno strumento importante per tutelare la salute dei lavoratori e impedire che il diffondersi del contagio imponga un nuovo lockdown che pagherebbero imprese e lavoratori.
È vero: il Sindacato in questi 2 anni di pandemia ha fatto la sua parte: ha scioperato per chiedere che si lavorasse in sicurezza, ha sottoscritto i protocolli ( che in molti caso sono stati disattesi dai datori di lavoro) ed è stato in prima linea nel contrastare le posizioni antiscentifiche di coloro che si oppongono alle vaccinazioni.
E ha ragioni da vendere quando sottolinea che spetta al governo deciderne l'obbligatoriera', nelle scuole, in sanità e in tutti quei servizi che possono rappresentare un vicolo di diffusione del contagio.
Ma il rischio che a settembre ci si trovi a dover constatare che la situazione è sfuggjta di mano, in conseguenza dell'alto numero di persone non ancora vaccinate, è reale.
I ritardi e le inadempienze di altri, del governo che non ha ancora deciso ma non solo, non sono una ragione sufficiente per dire di No alla proposta di favorire, attraverso l'introduzione del Green pass per i lavoratori, un completamento del piano di vaccinazione, estendendolo a tutte le fasce di età. Ne va del futuro del Paese, della ripresa della economia e della salute delle persone e dei lavoratori. Di piu: rafforzarebbe la credibilità della cgil e la sua battaglia per difendere i posti di lavoro e ottenere un nuovo sistema di ammortizzatori sociali.
In questo momento rappresenta una priorità accanto alla necessità di far ripartire l'economia e i posti di lavoro. Ma una ripresa della economia e dell'occupazione non sarà possibile se il Paese si vedra' costretto a nuovi lockdown.
La cgil nei momenti in cui era in discussione il futuro del Paese e il suo interesse generale ha sempre deciso di stare dalla parte giusta anche a costo di pagare qualche prezzo. Ha sempre scelto di parlare il linguaggio della verità. Quello attuale è uno di questi momenti.

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