Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






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Biella, 8 ottobre 2021

Perché Draghi!


Tra pochi mesi il Parlamento sarà chiamato ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica a cui la nostra Costituzione attribuisce funzioni importanti, come il potere di momina del Presidente del Consiglio e,su proposta di questo,i Ministri che poi dovranno pero' ottenere la fiducia delle Camere.
L'elezione del Capo dello Stato, che rimane in carica per 7 anni, ha sempre rappresentato un passaggio decisivo nella vita della nostra Repubblica. Lo sarà a maggior ragione anche questa volta per il contesto in cui si svolgera'. Io ho partecipato alla elezione di tre Presidenti della Repubblica: Cossiga, Scalfaro e Napolitano. Le prime due come deputato, la terza in qualità di consigliere regionale delegato dal Consiglio Regionale del Piemonte. Il Presidente Napolitano venne " costretto " ad accettare un secondo mandato dopo che il Parlamento si era dimostrato incapace di eleggere un altro Capo dello Stato per la situazione di stallo si era determinata per le forti divisioni presenti nei e tra i partiti.
Per la crisi che il Paese sta attraversando per le sfide che lo attendono sarebbe importante se il nuovo Capo dello Stato venisse eletto da una maggioranza ampia. Altre volte questo è avvenuto, per esempio in occasione del Presidente Ciampi, eletto al primo scrutinio.
Il nome dell'attuale Presidente del Consiglio è tra quelli su cui una tale convergenza potrebbe realizzarsi?
Io me lo auguro e cerco di spiegarne le ragioni. Draghi è alla guida di un governo del Presidente nato nel modo e per le ragioni che sappiamo e cioè per combattere la pandemia e realizzare il Pnnr che impegnera' il governo nell'ultima parte della legislatura e in quelle successive.
La obiezione di coloro che sono contrari a questa ipotesi è che la elezione di Draghi al Quirinale comporterebbe una crisi dell'attuale governo e, verosimilmente, le elezioni anticipate interrompendo l'esperienza dell'esecutivo attuale.
Da qui la convinzione che Draghi debba rimanere alla guida del governo per attuare le riforme che rappresentano una pre-condizione per accedere al fondi del Next Generation Eu. È un argomento molto serio che però, non tiene conto dello scenario che comunque si creera' una volta eletto il nuovo Capo dello Stato. Le divisioni e i contrasti, che già oggi rendono complicata la navigazione del governo Draghi si accentueranno, rallentandone e condizionandone pesantemente l'attivita'. La ricerca di un posizionamento in vista delle elezioni da parte dei vari partiti prevarra' sulla necessità anteporre gli interessi del Paese a quelli dei singoli partiti. Con la conseguenza di determinare una prosecuzione burrascosa della legislatura, una sua probabile interruzione e di escludere Draghi sia dal vertice del governo che da quello della Presidenza della Repubblica. Draghi non è Monti e non si fara' il suo partito personale e questo è un bene. La proliferazione di partiti personali è la spia di quanto profonda sia la crisi della nostra democrazia e dei partiti.
Draghi, prima come Presidente della Bce e la decisione di acquistare i titoli del debito pubblico dell'Italia e degli altri Paesi membri dell'Unione; poi come premier del governo, ha acquisito una indiscussa credibilità in Europa e sul piano internazionale, un prestigio di cui l'Italia ha beneficiato. Non sono molte le personalità del nostro Paese capaci di esprimere una forte leadership e con i requisiti che sono richiesti ad un Capo dello Stato.Draghi è una di queste insieme a pochi altri: Prodi, Bersani e la Ministra Cartabia. Privarsene sarebbe un jattura per il Paese. La sua elezione a Capo dello Stato con i poteri che la Costituzione gli riconosce, oltre a mettere in sicurezza la Presidenza della Repubblica, consentirebbe al Paese di contare per altri 7 anni di una personalità di indiscusso e riconosciuto valore.


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