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Biella, 23 gennaio 2022

Quirinale 12: È Draghi il candidato migliore


Domani i 1009 grandi elettori saranno chiamati a votare il nuovo Presidente della Repubblica in una situazione che non ha precedenti e che sarà condizionata dalla pandemia che ha imposto l'adozione di una serie di misure.Dalla prima alla terza votazione è richiesta la maggioranza dei 2/3 dei grandi elettori,mentre dalla quarta votazione in poi è richiesta la maggioranza assoluta. Sabato, Berlusconi ha annunciato di non volersi candidare dopo aver constatato che sarebbe andato incontro ad un insuccesso; contemporaneamente però ha anche bocciato la candidatura di Draghi. A meno di imprevedibili e improbabili colpi di scena le votazione si apriranno in un clima di incertezza. Non è una novità che io consideri l'attuale premier il candidato migliore e più autorevole alla Presidenza della Repubblica. Non mi hanno mai convinto gli argomenti di coloro che ritengono che egli debba rimanere alla guida del governo. Alcune ragioni mi paiono insufficienti a giustificare la sua permanenza a Palazzo Chigi; altre pretestuose.
Partiamo dalle prime. Si sostiene che la sua permanenza alla guida dell'esecutivo sia fondamentale se si vogliono evitare le elezioni e per attuare il pnrr. Ad un anno dalla scadenza naturale della legislatura e con una maggioranza divisa il rischio è che le divisioni e le difficoltà aumentino ulteriormente, rendendo la navigazione del governo sempre più incerta.
Tra un anno Draghi comunque non sarà più premier e uscirà dall'argone politico e dal governo. Io credo che privarsi della personalità più autorevole che il Paese in questo momento esprime sia un errore. Meglio Draghi per 7 anni al Quirinale che 1 anno a Palazzo Chigi, per di più in un anno che i partiti useranno per posizionarsi rispetto alle prossime elezioni col risultato di indebolire sia il governo che il premier. Se si è sinceri quanto si sottolinea la necessità di evitare l'interruzione della legislatura ci si adoperi per dare continuità all'esecutivo indipendentemente dal fatto che a guidarlo sia Draghi.
Alcune della ragioni addotte sono invece chiaramente pretestuose. E chiaro, per esempio, come la sua candidatura metta in ombre tutte qielle di cui si è parlato in questi giorni, senza nulla togliere alla qualità di alcune di esse.
E' indubbio che la Presidente del Senato,Tremonti, Marcello Pera, Casini e, su un piano diverso, gli stessi Amato e Cartabia non abbiano la stessa autorevolezza e non godano della stessa credibilità internazionale. È anche questa la spia di quanto profonda sia la crisi della politica e dei partiti.
Ma vi è anche un'altra ragione che depone alla favore delle elezione di Mario Draghi. In questo Parlamento nessuno dei due schieramenti ha i numeri per eleggere da solo il Presidente della Repubblica. Alcuni di questi stessi partiti, pur appartenendo a schieramenti diversi, lo hanno votato Presidente del Consiglio, mentre Fratelli d'Italia non ha escluso di poterlo votare. Un accordo sul suo nome rappresenterebbe quindi il compromesso più avanzato possibile e sarebbe di aiuto all'Italia.

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