Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






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Biella, 31 marzo 2022

A proposito della decisione di destinare più risorse alla Difesa


Fa discutere e divide la opinione pubblica e la sinistra la decisione, che sarà graduale, di portare la spesa per la politica della difesa ad 2% del PIL.
Intanto andrebbe chiarito che non si tratta di una decisione assunta in seguito all'aggressione dell'Ucraina da parte della Russia di Putin ma di una scelta compiuta in precedenza. Così come andrebbe chiarito che tutti i governi dal 2015 ad oggi si sono alternati alla guida del Paese hanno accresciuto il bilancio della Difesa. In particolare durante i due governi Conte quando si è passati da quasi 21 miliardi annui a 24 miliardi e mezzo. Di più: il secondi governo Conte, ha istituto il «fondo pluriennale per gli investimenti per la difesa», finanziandolo con 12,5 miliardi in 15 anni; rifinanziato anche dal governo Draghi per la stessa cifra, sulla base degli accordi da tempo sottoscritti in sede Nato. Per questo ho trovato pretestuose le posizioni assunte nei giorni scorsi dall'ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. È in vizio antico della politica italiana quello di contraddire i propri comportamenti, di dichiarare una cosa e il suo contrario in base alle convenienze del momento e ai propri interessi di partito; un vizio che nuoce e ha minato profondamente la credibilità della politica.
Occorre farsi carico delle preoccupazioni che esistono in una parte della opinione pubblica e in quei movimenti che coerentemente in questi anni si sono battuti per avviate una politica di disarmo. Il punto è che non è possibile prescindere dall'esistenza nel mondo di Stati e Governi che hanno deciso di far ricorso alla guerra per colpire la libertà e l'indipendenza di altri Paesi, come sta avvenendo in Ucraina. Putin non è Gorbaciov che con Regan raggiunse accordi importanti proprio materia di disarmo suscitando la speranza che venissero seppur gradualmente bandite le armi nucleari e la sicurezza del mondo fosse garantita da un rapporto di cooperazione tra gli Stati.
Nessuno di questi Paesi pensa di ridurre le risorse destinate agli armamenti ma di implementarle. In questa situazione quale deve essere la risposta delle forze che non vogliomo la guerra e vogliono continuare a costruire la pace? Naturalmente quella di non rinunciare al dialogo e al negoziato per risolvere le controversie internazionali, di colpire con le sanzioni economiche i paesi che invadono o aggrediscono altri paesi, di suscitare grandi movimenti di popolo per affermare l'importanza di una politica di disarmo multilaterale, ma anche quella di mettersi nelle condizioni di mettere in campo politiche di deterrenza e di difendere la nostra libertà e di indipendenza se fossimo aggrediti. È cio che ha deciso di fare l'Europa. Per alcuni decenni abbiamo ritenuto che questo rischio non fosse possibile; oggi non e' più così. Destinare più soldi alle politiche della difesa e'una delle condizioni per scoraggiare coloro che nel mondo attuale vorrebbero calpestare la libertà e le ragole internazionali per realizzare i propri interessi facendo ricorso alla guerra. Attenti a non sottovalutare cio che passa per la testa degli autocrati che sono alla guida di regimi illiberale e autoritari in un mondo nel quale, dopo una fase finale espansione, la democrazia è in difficoltà.
La nostra Costituzione è chiara in proposito rifiuta la guerra quale strumento di offesa della libertà di altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali. Condanna la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli ma non condanna coloro che, essendo aggrediti, usano la forza per difendere la propria libertà. È nata da una Guerra di Liberazione contro l'aggressione nazista e per rovesciare il regime fascista, complice del nazismo. Senza i partigiani e il contributo delle forze alleate la sconfitta di Hitler e di Mussolini non sarebbe mai avvenute e la pace in Europa e nel nostro Paese non sarebbe mai stata conquistata e garantita.

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