Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






Biella, 7 giugno 2022

Boris Johnson al capolinea?


Boris Johnson pare essere giunto al capolinea. Nel voto di fiducia richiesto ieri da una parte dei parlamentari del suo stesso partito per costringerlo alle dimissioni il Primo Ministro inglese si è salvato, ma il malcontento nei suoi confronti è risultato evidente.
Un pezzo del suo stesso partito, cioè dei conservatori, non ne può più e ritiene che egli sia un pessimo Primo Mimistro che li porterà alla sconfitta alle prossime elezioni previste nel 2024. Ma non è detto che Johnson non sia già costretto alle dimissioni molto prima. A breve dovrebbe esserci il pronunciamento della speciale Commissione che dovrà dichiarare se abbia mentito al Parlamento quando ha sostenuto di non aver violato le norme sul lockdown e se questo venisse accertato, cosa che in molti ritengono inevitabile, le dimissioni dovrebbero essere immediate. Insomma l'era Johnson è alla fine. Il Regno Unito non è come l'Italia dove un premier ha potuto dichiarare di essere convinto che Ruby Karima, che era solito ad invitare ai suoi festini, fosse la nipote di Mubarak senza essere chiamato a risponderne. Il premier inglese nella sua grande presunzione avrebbe voluto accreditarsi agli occhi della opinione pubblica inglese con un " nuovo " Churchill ma molto probabilmente verrà ricordato come un leader che è stato una specie di via di mezzo tra Trump e Berlusconi cone ha scritto con grande efficacia sul giornale La Stampa Bill Emmott.
Ma il voto di ieri che ha messo in luce come il malessere di un pezzo del partito conservatore nei suoi confronti sia solo in parte originato dall'aver organizzato festini proibiti in pieno lockdown mentre cioè i suoi concittadini erano costretti all'isolamento; uno scandalo che ha colpito profondamente il Paese.
Johnson è stato multato dalla polizia, e un'indagine interna da parte dell'alta funzionaria Sue Gray si è conclusa con un rapporto umiliante per Johnson: «fallimento di leadership», cultura permissiva e irrispettosa delle regole, festini che «non avrebbero dovuto avere luogo».
La crisi della leadership di Johnson nasce anche dal fallimento delle sue politiche, a partire dalla Brexit che avrebbe dovuto garantire un futuro radioso alla Gran Bretagna.
Invece il Paese è alle prese con i problemi del carovita, l'inflazione e' la piu alta da 40 anni a questa parte, i prezzi di benzina ed elettricità sono alle stelle, la questione nord-irlandese resta insoluta con Londra che minaccia di stralciare unilateralmente parti del protocollo firmato con l'Ue. Insomma un fallimento su tutta la linea.

Cookie policy - Preferenze Cookie

 

Login