Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani Wilmer Ronzani






Biella, 9 luglio 2022



Si torna a parlare di riforma elettorale. Gli sherpa dei partiti, in particolare della lega, di Forza Italia e dei dem, hanno iniziato a parlarsi. È giusto. Il Rosatellum era e rimane una pessima legge elettorale. Nelle condizioni attuali poi,imporrebbe alleanze coatte, fatte per vincere le elezioni ma non per governare come ci insegna l'esperienza. I maggiori partiti hanno una ragione in più per approvare una legge elettorale ( che dovrebbe avere l'ambizione di durare nel tempo e non essere cambiata in base alle convenienze del momento come finora è avvenuto, eccezIon fatta per il Mattarellum ): se si votasse con il Rosatellum sarebbero costretti a fare ciascuno nel proprio campo accordi preventivi sulla assegnazione ai partito più piccoli dei cosidetti collegi sicuri. La possibilità che prima della fine naturale della legislatura si mandi in pensione il Rosatellum è tra le ragioni che potrebbero giustificare la formazione di un governo Draghi-bis qualora il M5S decidesse di negare la fiducia all'attuale esecutivo.
Non è detto però che questi primi abboccamenti si traducano in una intesa. Una nuova legge elettorale potrà essere approvata solo se otterrà il consenso della maggioranza del Parlamento. Non può essere votata a colpi di maggioranza come pretese il PD renziano o, peggio ancora, facendo ricorso al voto di fiducia. Questo presupposto impone la ricerca di un punto di equilibrio tra le varie forze politiche. Per esempio, non basta dire: ritorno al proporzionale,scelta con la quale sono parecchi a convenire.
Infatti una volta deciso l'impianto proporzionalista occorre risolvere tre questioni che sono decisive per qualificare e giustificare una nuova legge elettorale. La prima è quella della soglia di sbarramento, essenziale per evitare una frammentazione eccessiva. La seconda riguarda la possibilità di prevedere un " premio di maggioranza " per chi raggiunga e superi la soglia del 40/45%. La terza, ma non per ordine di importanza, e la reintroduzione delle preferenze; due al massimo rispettando il principio di genere. La crisi di credibilità dei partiti si combatte cambiando il rapporto tra etica e politica e tra parole e fatti, ponendo fine alle degenerazioni correntizie e restituendo al cittadino elettore il potere di scegliere chi dovrà rappresentarlo in Parlamento. Non possono essere i vertici dei partiti a decidere chi dovrà essere il mio senatore o il mio deputato.

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