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Biella, 22 Marzo

La vicenda Alitalia nuovo specchio del conflitto d'interessi


La crisi di Alitalia si ingarbuglia sempre di più. Il leader del PDL annuncia una cordata di imprenditori disposti ad acquistare la nostra compagnia di bandiera ma chiede tempo. Sempre più concreto è il rischio che i francesi si defilino di fronte al fatto che a dichiarare la disponibilità all’acquisto sia addirittura il leader di uno dei due partiti che si contendono il governo del Paese. In questa situazione non è quindi irrealistico immaginare che la vicenda della nostra compagnia di bandiera finisca su un binario morto, preludio di un suo fallimento, obiettivo vero al quale possono essere interessati molti di coloro che in queste ore voglio costringere Air France al ritiro per poi mettere le mani sulla nostra compagnia di bandiera praticamente a gratis.
Non male per un ceto politico, quello rappresentato dal centro-destra, che si definisce liberista e che invece anche in questo caso non esita ad intervenire pesantemente facendo violenza sulle regole del mercato. Non tocca alla politica organizzare cordate. Meno che meno al leader del PDL che, come è stato ricordato, ha dichiarato la propria disponibilità a far parte di tale cordata direttamente o attraverso i propri figli(gli stessi a cui dovrebbero rivolgersi con una proposta di matrimonio i precari italiani…)
In questo ore nessuno si sofferma su tale questione ma è un fatto che in nessun altro Paese al mondo il capo di una coalizione che si è candidata a governare il Paese si sarebbe sognato di dichiarare tale disponibilità. Può succedere in Italia non solo perché il candidato della destra è un miliardario e ha interessi in settori strategici della vita economica, ma perché non esiste una legge sul conflitto di interessi degna di questo nome.
Evidente è il tentativo di strumentalizzare la vicenda Alitalia a fini elettorali facendo leva sulle preoccupazione dei lavoratori e sul nostro orgoglio nazionale.
Orgoglio nazionale che il leader del PDL ha riscoperto soltanto in questi giorni, mentre è in pieno svolgimento la campagna elettorale nonostante il problema di evitare il fallimento di Alitalia e assicurare un futuro alla nostra compagnia di bandiera, che perde un milione di euro al giorno, sia aperta da mesi.
Air Franche ha avanzato una proposta di acquisto. Il piano prevede una riorganizzazione di Alitalia e forti tagli all’occupazione; tagli che imporrebbe qualsiasi altro acquirente, visto lo stato prefallimentare della nostra compagnia ma che potrebbero diventare più consistenti se la situazione di stallo dovesse protrarsi nel tempo e che invece vanno mitigati, come il governo si è impegnato a fare, mettendo in campo ammortizzatori sociali adeguati.
Il leader del PDL ha dichiarato che esiste una alternativa al piano presentato dalla compagnia francese che, nel settore del trasporto aereo, è la più importante del mondo. Ha parlato e parla di una cordata di imprenditori italiani ma ha subito aggiunto che tale disponibilità potrà manifestarsi non prima di 4 settimane cioè solo dopo le elezioni.
Siccome nessuno ha impedito al Cavaliere di occuparsi della vicenda Alitalia nei mesi passati sono tra coloro che hanno un sospetto: che le quattro settimane di tempo richieste gli servano per superare la scadenza del 13/14 di aprile, poi chi si è visto si è visto. Se il centro-destra vincerà le elezioni il problema di Alitalia potrà avere qualsiasi soluzione per la semplice ragione che il suo obbiettivo non era quella di individuare un diverso acquirente ma di vincere le elezioni. Se invece vincerà Veltroni potrà sempre sostenere che la soluzione alla quale lavorava è fallita per colpa del PD. Nel frattempo però Air France si sarà disimpegnata e il fallimento di Alitalia sempre più vicino.
Per questo eventuali proposte di acquisto alternative devono essere avanzate in queste ore, sapendo che il fattore tempo è decisivo se si vuole evitare il fallimento della nostra compagnia di bandiera. Nessuno, meno che meno chi si candida a governare il Paese, può strumentalizzare la vicenda Alitalia per carpire il voto di qualche elettore. Nessuno può giocare sulla pelle di migliaia di lavoratrici e di lavoratori e ingannare per l’ennesima volta il Paese.

Wilmer Ronzani

Biella, 22 marzo 2008

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